2008, Frontiers Records
Power
Pubblicata in data: 25/01/2008
Le migliori favole cominciano con un “C’era una volta…”, ma In Shadows Lost From The Brave ha il forte sapore di una leggenda, non di una favola, quella del capitano S. Deamon e della sua ciurma ai confini del mondo a bordo di un vascello immortalato su un pezzo di cartone, là dove termina la cornice fiabesca delle terre nordiche e subentra la desolazione di un orizzonte macchiato dalle nuvole: non c’è terra in vista.
Lascio il piacere di scoprire da voi l’emozionante concept che supporta il disco degli esordienti Saint Deamon e passo di gran carriera alla parola “musica”, il linguaggio universale del gruppo scandinavo, a volte sistematico ma all’occorrenza capace di dilatarsi verso le più disparate sfumature. La rinascita del power metal melodico passa da qui?
Ronny Milianowicz (intervista) è un veterano della scena. Il noto batterista svedese ha collaborato attivamente per la riuscita di dischi stimati: Legacy Of Kings (Hammerfall), Sign Of Truth, Anima Mundi e Fairytales and Reality (Dionysus), Seven Seals e New Religion (Primal Fear) e New Protection (Ride The Sky). Un curriculum vitae sufficiente per credere, a scatola chiusa, nel suo nuovo progetto. La line up attuale vanta il contributo al basso di Nobby Noberg (Dionysus, Chris Catena), di Toya Johansson alle chitarre (Sinner, Ride The Sky), e soprattutto di Jan-Thore Grefsatd al microfono (Highland Glory), grande intuizione e scommessa stravinta dallo stesso Milianowicz.
Stop con le presentazioni, avanti col disco.
La testimonianza della grande classe e della forza creativa dei Saint Deamon è documentata da un repertorio variopinto e di finissima qualità, nel quale le intense melodie sono ricamate da un cantante che butta il cuore oltre l’ostacolo: prepariamoci per l’arrembaggio.
The Exodus è l’introduzione cinematografica regolata dalle accese tonalità orientali e forgiata da una chitarra acustica a dodici corde, che accarezza dolcemente fino all’attacco di My Judas, brano oscuro e mistico. La melodia è il solo traguardo preposto, la maestosa title track non tradisce l’obiettivo dei Saint Deamon e racoglie il testimone degli ultimi Primal Fear, rilanciando l’up tempo orchestrale. Raggiungere My Heart è questione di pochi attimi, il brano più soft e il suo coro struggente, il pezzo sul quale gli svedesi hanno investito tempo e denaro supportandolo con un video clip. Da My Heart a The Burden il cambio di passo è inequivocabile, netto, si torna a parlare di power metal spedito e una conferma: al microfono c’è l’alter ego di Jorn Lande, un ragazzo dalle grandi capacità interpretative e dalle straordinarie doti tecniche.
Il disco raggiunge lo snodo focale tra quinto e sesto brano perché, e sin qui non ve ne avevo parlato, la band ha deciso (saggiamente) di dividerlo in due tronconi: una prima parte tenebrosa e riflessiva, una seconda epica e “hollywoodiana”, la sintesi perfetta di classicismo neo-romantico e di escursioni melodrammatiche. Gli inni alla Rhapsody Of Fire non tardano a comparire, e si manifestano sotto le spoglie di No Mans Land, concentrata sul ritornello anthemico, poi dirottata sull’assolo “gammarayano” e infine chiusa da un cembalo che sa di Legendary Tales, e di Deamons che pare estratta proprio dall’ultimo disco di Turilli & Co. In mezzo le cavalcate Hammerfall & Masterplan style di Ride Forever (il solo titolo è già indice dell’influenza riportata) e Black Symphony: estrose, ispirate, magnetiche. Senza stravolgere le istanze precedenti e mantenendo uno stile impeccabile, chiudono la rassegna canora/sonora la veloce The Brave Never Bleeds (il cui motivo centrale è ispirato dalla soundtrack del film “La Passione di Cristo”), la ballata My Sorrow, adatta ai più sensibili, e Run For Your Life, mid tempo conclusivo che richiama le atmosfere egizie di inizio album. Lampi di classe cristallina.
Non sono solito sbilanciarmi sulle formazioni al debutto discografico (che poi un vero debutto non è se pensate ai precedenti di ognuno di loro), ma i Saint Deamon sono riusciti a sospingere i miei ricordi nel limbo del power metal anni novanta, e l’hanno concepito senza alcuna paura di esporsi alle correnti, ai confronti. In Shadows Lost From The Brave è un disco che può mettere d’accordo tutti gli appassionati e, per rispondere alla domanda lasciata in sospeso beh… sì, la rinascita del power metal passa anche da qui.
Prendete e godetene tutti.
Gaetano Loffredo
Tracklist: 01.The exodus (Intro) 02.My Judas 03.In the shadows lost from the brave 04.My heart (video) 05.The burden 06.No mans land 07.Ride forever 08.Black symphony 09.Deamons 10.The brave never bleeds 11.My sorrow 12.Run for your life
Uno degli album più emozionanti da molti anni a questa parte. il cantante ha una voce mostruosa, che ho apprezzato molto più nei Saint Deamon di quanto l'abbia fatto negli Highland Glory. Insomma, un debutto coi controcazzi, spero davvero che continuino su questa strada!
Gruppo e disco rivelazione...ottima musica, e musicisti preparatissimi; bravissimo il cantante! Grande debutto, seppur non inovativo. Splendida "My Heart".
mi devo ricredere sul voto xke alla fine è un gran disco anche se nn c'è nulla d originale...c'è molta passione ed emozione e questo è quello che conta
Ben suonato, mi sembra un po' monocorde. I Leverage, che sono usciti in contemporanea, hanno una classe nettamente superiore. Qui si tratta di un incrocio fra Helloween, Stratovarius e Sonata Artica con qualche spunto prog-metal, mi sa di minestra riscaldata. Per questa volta può andare, ma viste le qualità dei musicisti mi aspetto di più. Rivedibili.
Ben suonato, mi sembra un po' monocorde. I Leverage, che sono usciti in contemporanea, hanno una classe nettamente superiore. Qui si tratta di un incrocio fra Helloween, Stratovarius e Sonata Artica con qualche spunto prog-metal, mi sa di minestra riscaldata. Per questa volta può andare, ma viste le qualità dei musicisti mi aspetto di più. Rivedibili.
Bello, non c'è che dire... Purtroppo niente di originale, l'ispirazione è presa senza troppe remore da ciò che si connosce già a memoria. Certo, il loro merito è quello di aver pescato dalla parte giusta: Helloween e Rhapsody su tutti!
Detto questo mi chiedo se tutto ciò può diventare un progetto duraturo... Ma a 'sto punto me ne frego e mi godo questo bel cd.
Un gran bel disco. L'approccio alla helloween è stato mescolato con grande perizia a qualche tocco speed metal e progressive per un risultato davvero molto buono. Li seguirò...
si my heart è bellissima...ma più di 80 nn posso dare xke, sicuramente ci sono 4-5 canzoni molto belle ma ci sono anche pezzi che sn "power minestra riscaldat"
mah, non capisco tutta sta esaltazione per sto disco. non mi pare nulla per cui gridare al miracolo. ben suonato, ben cantato, ben prodotto....ma alla fine non resta nulla
Mi sta piacendo, anche se - come spesso accade - quando c'è troppa attesa non si rimane mai pienamente soddisfatti. In ogni caso sta continuando a girare nel lettore da quando l'ho preso ininterrottamente.
Bello, bello, bello!!! Sicuramente non un capolavoro, d'altronde è un debut, ma le premesse ci sono tutte, soprattutto con un cantante di tali dimensioni, e composizioni di tale freschezza non si sentivano da tempo in ambito power...avanti così!! Da supportare...
Album molto valido, ci sono cose già sentite in giro, d'altronde nell'intervista al batterista, lui stesso dichiara le tante influenze. Hanno di certo un super-cantante. In definitiva album gradevolissimo.
Avrei poco da dire, perché la recensione di Gaetano è semplicemente perfetta! Un album prodigioso, profondo, vario, sentito, di grande classe e pregevole fattura melodica. Un'assoluta sorpresa, un ulteriore dimostrazione che il Power è tutt'altro che finito, e che lo stesso può dar luogo a lavori niente affatto "semplici" dal punto di vista del songwriting. Bravi, bravi, bravi!
Il video messo poco tempo fa su internet valeva veramente. Il buon Gaetano conferma... non me lo posso perdere! Credo proprio che siamo di fronte a una vera sorpresa... e la copertina è stupenda!
A risentirci per il commento.
Notevole, anche perchè non sono un gran amante del power. Il cantante degli Highland Glory lo avevo già notato come un astro nascente della scena, sono contento di non essermi sbagliato.
Pur ascoltato con parecchia superficialità, prometteva bene. Nel momento in cui mi è stato possibile dargli più attenzioni .... caspita! Un SIGNOR disco!!! L'anno inizia nel migliore dei modi!
Al primo ascolto lo proclamerei la prima grande uscita del 2008 (altro che avantasia)...spero solo che si confermi così sulla lunga distanza e non diventi un sottobicchiere come tutti i cd power usciti ultimamente .... cmq complimentoni per la recensione
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