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Down And Out In Paris And London
The Tangent
2009, InsideOut/Century Media
Prog Rock
Pubblicata in data: 16/11/2009
 

Sembra proprio che la vita (quella artistica, ovviamente) dei The Tangent non sia poi così rosea come si vuol credere. Al contrario di quello che è l'indubbio valore dei quattro dischi usciti negli ultimi sette anni, Andy Tillison ha sempre dovuto far fronte ad una line up instabile che ha prima visto la partenza del sassofonista David Jackson (sostituito a dovere da Theo Travis), seguito poi dall'abbandono di Roine Stolt e Zoltan Czorsz e, adesso, dopo due dischi del calibro di A Place In The Queue e Not As Good As The Book, ecco che la stabilità della formazione viene nuovamente minata dallo split con Jonas Reingold, Krister Jonsson e Jaime Salazar. Ma il buon Andy non si è perso d'animo e, dopo aver trovato più che validi sostituti del calibro di Jonathan Barrett (Parallel Or 90 Degrees) e Paul Burgess (Jethro Tull, Camel e altri ancora), torna sul mercato con il quinto album ufficiale, Down And Out In Paris And London.

Qualunque appassionato di progressive che si rispetti sa qual è l'enorme contributo che Andy Tillison ha dato (e continua a dare) alla scena musicale odierna, insieme ai più rinomati gruppi provenienti dalla Svezia, chiaramente. Quello che si dava per morto, finito, appartenente ormai ad un'altra epoca, oggi sta vivendo una seconda giovinezza grazie soprattutto a musicisti capaci di riproporre, con la giusta dose di personalità, un genere musicale che nei 70's era considerato come la più alta forma di sperimentazione e che oggi qualcuno potrebbe definire antiquato e fuori moda. Anche i The Tangent stessi erano stati dati per finiti (come se n'è parlato nell'intervista relativa) dopo l'abbandono di pezzi da novanta come Stolt e Reingold, eppure eccoli di nuovo qui e, fidatevi, la qualità delle composizioni non ne ha di certo risentito. Certo che, da una parte, sarebbe stato davvero interessante vedere cosa ne sarebbe uscito dalla tanto acclamata "The Tangent + Beardfish union", ovvero la fusione in un tutt'uno di due modi diversi (anche se non tantissimo) di interpretare il prog rock, rimanendo comunque fedeli alle lezioni impartite dai grandi maestri della scuola settantiana. Poco male comunque, Andy è riuscito ugualmente (con la giusta dose di pazienza) a tenere in piedi una band che, al giorno d'oggi, può essere considerata come uno fra i maggiori esponenti dell'attuale panorama progressivo europeo.

Dal punto di vista musicale cambia ben poco, forse solo un metodo di composizione un tantino più votato all'atmosfera: un approccio alla musica decisamente più rilassato che comunque non intacca l'immediatezza dei brani. Stesso discorso per la qualità globale dei brani: ancora una volta su livelli più che ottimi, pur non inventando praticamente nulla.
Pezzi che offrono come sempre una grande varietà di sfumature diverse, come nel caso dei frequenti cambi di umore che ruotano attorno a Where Are They Now?, lunga suite piazzata in apertura (come era già capitato nel 2006 con A Place In The Queue), o le incursioni elettroniche dei synth che prendono improvvisamente il sopravvento nel corso della più "moderna" Paroxetine - 20mg. A meritare la palma d'oro sono però le atmosfere più intime e sognanti della successiva Perdu Dans Paris, forse uno dei pezzi più intensi che siano mai usciti dalla mente di Tillison, dove a farsi valere sono soprattutto la chitarra acustica e i cori di Guy Manning e il sempre ottimo lavoro di Theo Travis al sax. Sulla stessa linea anche la successiva The Company Car, dotata di melodie ancora più semplici, dirette e che si stampano subito in mente, mentre il finale di Ethanol Hat Nail (prosieguo della suite Canterbury Sequence presente nel primo The Music That Died Alone) lascia molto più spazio alle divagazioni strumentali di tutti i musicisti presenti, senza che la tecnica prenda comunque il sopravvento sulle emozioni, le quali, nella musica dei The Tangent non vengono mai a mancare, soprattutto in questo caso.

Emozionante. Questo nuovo capitolo dei The Tangent (il terzo di fila in altrettanti anni) trasuda emozioni dalla prima all'ultima nota suonata, riuscendo anche a coinvolgere (e convincere) in pieno, nonostante, al contrario già del capitolo precedente, sia meno votato all'immediatezza, mettendo in risalto il lato più elegante e, in qualche modo, passionale di Andy Tillison e soci. Insomma, questo disco è sicuramente la smentita per le voci che davano il "progetto" come arrivato al suo capolinea, mentre tutti quelli che, con una certa dose di fiducia, si aspettavano un degno successore dei dischi precedenti, non potranno far altro che apprezzare in pieno anche questo Down And Out In Paris And London.

Angelo 'KK' D'Acunto

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Tracklist:

01 Where Are They Now?
02 Paroxetine - 20mg
03 Perdu Dans Paris
04 The Company Car
05 Ethanol Hat Nail (Canterbury Sequence Vol. 2)

Line Up:

Andy Tillison: vocals, keyboards, electric guitar
Guy Manning: acoustic guitar, vocals
Theo Travis: sax, flute
Jonathan Barrett: bass
Paul Burgess: drums

Jakko Jakszyk: session guitar

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Angelo D'Acunto  Guarda il profilo di Angelo D'AcuntoSpedisci una mail a Angelo D'AcuntoGuarda tutte le recensioni di Angelo D'Acunto (Letta 2387 volte)
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Inviato da Rhadamanthys
Il mio giudizio: 0

Riascoltando l'album più volte le ascendenza di stampo 'camel' balzano all'orecchio come l'influenza seventies più prominente (soprattutto nella strepitosa The Canterbury Sequence Vol. 2). Ribadisco come altro valore aggiunto dell'album gl'inserti di sax onirici e azzeccati (quasi come quelli presenti nei full-length dei TFK del nuovo millennio) e l'approccio 'alla Pastorius' delle 4 corde che non fa rimpiangere l'eclettico Reingold.


Inviato da Rhadamanthys
Il mio giudizio: 85

Come sempre i The Tangent si riconfermano sinonimo di qualità e grande musica progressive. Superate le sonorità più vicine ai TFK dei due indimenticati album d'esordio, la creatività di Tillson ha pertorito quel capolavoro che è A Place In The Queue, per certi versi punto apicale della giovane ma prolifica carriera del combo neo-prog. Dopo l'ennesimo colpo a segno con Not As Good As THe Book e il successivo cambio di line-up, l'alchimia magica non scompare e le sonorità ariose, sognanti e sempre convincenti (anche con centellinati inserti di elettronica e i soliti arrangiamenti marchio di fabbrica di Tillson) tornano a fare da padroni.
Cos'altro aggiungere: ormai i The Tangent sono a diritto gli eredi consolidati della seconda generazione progressive (mi riferisco a gruppi come Matillion, TFK, Spock's Beard, Pallas, IQ, Saga)!


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