Recensione: Apex
E poi arrivano gli W.E.T. e mettono tutti d’accordo.
Dura la vita dei fuoriclasse. O almeno, mai particolarmente facile.
Sempre sotto pressione, nessuno ti perdona nulla e ci si attende sempre e solo il massimo.
Eppure Soto, Mårtensson e Säll non sembrano curarsene più di tanto: sono diventati ormai una specie di routine nel fornire esempi di melodic rock sopraffino, ben suonato e carico di energia. Non fanno nemmeno più notizia. Probabilmente ne farebbero, se commettessero qualche passo falso.
Invece con gli W.E.T. si va sempre sul liscio: non sono estremamente prolifici, ma i loro dischi sono abitualmente una manna dal cielo.
Dove le avevamo già usate queste parole? Già, sì…con gli Eclipse. Guarda caso il gruppo madre proprio di quel simpatico stacanovista di Erik Mårtensson .
Siamo in un frangente molto simile di eccellenza. E forse il songwriting, in effetti, centra parecchio…
Gli album degli W.E.T. sono sempre stati pieni di belle canzoni, con una voce debordante e parecchie buone idee che mescolano energia e orecchiabilità. Tutti elementi che contribuiscono a mantenere viva la grandezza di una superband che proprio dall’unione dei talenti di artisti eccellenti trae linfa vitale. Giova ricordarlo del resto: W.E.T. è l’acronimo di Work of Art, Eclipse e Talisman, le band da cui i tre artefici provengono principalmente.
Ragione per cui nemmeno il nuovo “Apex” sorprende più di tanto.
Il disco è un autentico “dolcetto” di hard rock melodico (ma non troppo) in cui si fa fatica a trovare una canzone poco riuscita.
Tutto normale, laddove la normalità è qualcosa che diventa materiale memorabile per un buon novanta per cento delle molte band analoghe che circolano per il globo. E che probabilmente venderebbero l’anima per riuscire a comporre una manciata di canzoni di questa qualità.
Soto fa sempre il diavolo carnivoro al microfono e l’accoppiata Säll / Mårtensson grattugia riff che coniugano melodia ed aggressività. Come non citare poi il resto della band: Magnus Henriksson (Eclipse), Jamie Borger (Talisman) e Andreas Passmark (Royal Hunt) vanno a comporre una sorta di dream-team del rock melodico in senso assoluto.
I pezzi sono tutti molto “Eclipse-oriented” e beneficiano proprio di quel buon equilibrio tra aor e hard rock più aggressivo che è patrimonio tipico del gruppo svedese…
Spingiamoci un po’ più in là. Questo potrebbe essere tranquillamente un disco degli Eclipse cantato da Jeff Scott Soto e con una line up ampliata. Tanto che canzoni come “Believer”, “This House is on Fire”, “What Are We Fighting For” e “Breaking Up” potrebbero uscire da una sorta di “Megalomanium Parte Terza”.
Ci sono poi pezzi un filo più assimilabili allo stile Talisman come “Nowhere to Run” e “Pay Dirt”. Ma poi arrivano “Stay Alive” e la finale “Day By Day” e l’effetto Eclipse riprende corpo, evidenziando un patrimonio genetico che rende i due gruppi ormai quasi “gemelli”.
Nello stile, ma pure negli esiti efficacissimi e di valore eccellente.
Il 2025, anno di tribolazioni, dazi, screzi, fattacci e cuoricini, sembra poterci dare qualche soddisfazione almeno in ambiti hard rock. Di cose interessanti in pochi mesi ne sono già uscite un buon numero e altre sono in previsione.
Tutta roba che porteremo nel kit di sopravvivenza in caso di guerra. Nel nostro lettore mp3, insieme al coltellino svizzero, le scatolette di cibo, il sacco a pelo ed i medicinali, almeno un po’ di musica veramente bella per sopportare le brutture di un mondo diventato senza senso.