Recensione: Crushed Instability
Todtentanz. Avete presente la danza degli scheletri simbolo dell’indissolubile legame tra vita e morte? I Primo Vespere da Venezia, con la loro proposta all’insegna del prog death melodico, ci richiamano alla mente proprio quel tipo di immagini.
Dalla laguna più famosa al mondo, rivestita di un’abito insolitamente lugubre ed inquietante, questi sei musicisti ci danno prova di grande tecnica individuale e gusto negli arrangiamenti, dominati dalle tastiere dell’abilissimo Marco Pedrali. E’ lui l’anima prog dei Primo Vespere. Sono proprio i momenti di decadente romanticismo disegnati dalle sue note di pianoforte, di clavicembalo o finanche di synth, a rendere bene quel senso di ambivalenza con una proposta death aggressiva e feroce a tratti, figlia dei più rigidi inverni del black metal del nord Europa o anche degli alfieri dell’est, Vader e Decapitated su tutti. E così il prog spunta inaspettato qua e là nella coltre di neve, come nell’intermezzo quasi jazzato di Riflesso di Morte (unico brano con liriche in italiano), o quando il basso di Jacopo Abbruscato e la batteria di Giacomo Berton prima accompagnano il sospirante recitato di Davide Lazzarini (che qui abbandona per un attimo l’ottimo growl) e poi indugiano in un duello in diverse variazioni sul tema di Rejected God, la più articolata della tracklist. E’ progressive lo stampo dei Primo Vespere, uno di quelli più oscuri, che richiama i Black Widow o i nostri Jacula e, ovviamente, i Goblin di Claudio Simonetti, le cui sonorità sono le più citate, almeno idealmente.
Through The Graves vede l’inedita partecipazione vocale di Pedrali che sfodera clean vocals in stile power per un brano un po’ azzardato, che non convince, spiazzando non poco. Anche la versatilità ha un limite.
Crushed Instability è un esordio promettente per i Primo Vespere: un EP dalla produzione molto attenta che regala suoni ben definiti per ogni strumento in gioco (a meno di qualche momento di rara confusione), e valorizzato anche da liriche non scontate. Qualche acerbità, dettata dall’inesperienza, si fa sentire in alcuni episodi all’interno del disco ma è ben bilanciata dal coraggio di sperimentare soluzioni barocche e stravaganti (ricordando talvolta i primi Sadist) che, alla fine, risultano essere quelle più convincenti, a scapito degli episodi più propriamente death che sanno troppo spesso di già sentito.
Se riusciranno a rendere ugualmente interessanti queste due anime della loro musica, andranno molto lontano.
Francesco ‘Darkshine’ Sorricaro
Tracklist
01. Black Sun 05:11
02. Rejected God 07:31
03. Riflesso di Morte 05:16
04. Through The Graves 04:16
05. A Modern Man, A Modern Beast 05:10
Durata totale 27:24
Line-up
Davide Lazzarini – voce
Mattia Camozzi – chitarra
Enrico Ruberti – chitarra
Marco Pedrali – tastiere
Jacopo Abbruscato – basso
Giacomo Berton – batteria
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