Recensione: Hallucinations

Di Andrea Bacigalupo - 2 Aprile 2025 - 8:30
Hallucinations
Band: Deathox
Etichetta: Autoprodotto
Genere: Thrash 
Anno: 2025
Nazione:
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80

I torinesi Deathox sono nati a seguito di una prima idea di Ivano Vartuli (in arte Beky, musicista, compositore e proprietario del Backup Studio) di registrare alcune sue canzoni tenendole, però, per sé.

Oppure, sì può dire che l’idea sia stata del batterista Cosimo De Nola, che ha convinto Beky a farle uscire.

Com’è come non è, l’importante è che da questo incontro ha preso vita ‘Psycollective’, primo album dei Deathox, dove Beky ha inciso e suonato le sue canzoni, affidando a Cosimo la parte ritmica e coinvolgendo più cantanti, chitarristi solisti, un violinista, un violoncellista … un collettivo in pratica.

Sulla scia del risultato Beky ha deciso di mantenere vivo il progetto Deathox, trasformandolo in una vera e propria band. Per questo sono stati chiamati a raccolta Alex “Lexin” Framarin, voce, Alessio “Spik” Micca, chitarra e Francesco “The GrooVster” Gallo, basso, oltre all’inossidabile Cosimo De Nola dietro le pelli.

Idee già pronte sono state sviluppate e fuse con altre nuove e … “et voilà” … il secondo album è pronto: ‘Hallucinations’ è il suo nome, sempre prodotto presso i Backup Studio e disponibile dal 14 marzo 2025.

Hallucinations’ è un album che fa riflettere perché analizza profondamente, anche sotto il profilo introspettivo, problemi di disturbo mentale che possono essere indotti dai propri demoni interni (autolesionismo, la paura di sentirsi soli, allucinazioni) oppure causati da quei personaggi malvagi e senza scrupoli che, purtroppo, si possono incontrare nel corso della vita (abusi, tossicodipendenza, spiritualità) facendo capire quanto l’uomo possa essere fragile e di quanto facilmente possa essere annientata la sua psiche fino a portarla all’autodistruzione: cammini tranquillo per strada tenendo per mano quanto hai di più caro ed in un attimo … puff! Tutto ti si girà, può improvvisamente svanire e ti ritrovi in un vortice scuro dal quale uscirne è difficilissimo ed a caro prezzo. La mente può giocare brutti scherzi!

Tutto questo porta rabbia, angoscia … fa intraprendere sentieri pieni di trappole, perdere il senso cognitivo, ma anche vedere cosa NON c’è di buono intorno a noi, come la superficialità di chi cura o gestisce persone instabili e vulnerabili o la società che non riesce ad accoglierle neanche dopo che sono guarite.

Musicalmente, i Deathox esprimono prepotentemente questi concetti/emozioni/sentimenti attraverso un Thrash Metal Vecchia Scuola influenzato essenzialmente dai Metallica in modo parecchio marcato, a volte troppo, a dire la verità, anche considerando che, quando ci si distaccano, tirano fuori una personalità niente male.

A parte questo dettaglio, è un ottimo Thrash, essenzialmente veloce ma non sparato ad alzo zero, più che altro sofisticato e versatile nei suoi cambi di scena, con un buon intercalare di riff segaossa e melodie trascinanti.

Le ritmiche serrate di ‘Heavy Shadow’, ‘My Jail’, ‘Shut Your Mouth’ trasudano una forza disperata quanto indomita nel loro incedere veloce e graffiante, che sembra vacillare durante i cambi di tempo malinconici e scuri per poi riprendere subito dopo.

Non c’è solo velocità smodata in ‘Hallucinations’: gli arpeggi, le parti acustiche, le linee di chitarra inquiete e ficcanti che introducono o s’insinuano in brani come ‘Black Dust’, ‘Delusional Disorder’ o nella ballata ‘Unsustainable’ evidenziano il dramma del disagio, della solitudine, dell’ansia data dal dover ascoltare se stessi.

Ci sono poi le andature disturbanti e durissime di ‘Hungry’, ‘Screaming Whisper’, ‘No One Tlaks To Me’, aggressive e folli come la frenesia di una giostra che, girando, sfuma tutti i contorni generando agitazione e terrore.

Tutte storie raccontate attraverso la voce ruvida, ma profonda di Alex Framarin, che sa essere accusatrice ma anche toccante, intervallata da assoli coinvolgenti che ne proseguono l’enfasi.

Concludendo e venendo al sodo, ‘Hallucinations’ è un ottimo disco, crudo ma vero, non solo un buon Thrash Metal, ma, come detto sopra, un lavoro colmo di spunti di riflessione nell’analisi di quella parte scura, a volte incomprensibile, che è dentro ognuno di noi.

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